Dipendenti assenteisti? Parole d’ordine, sorvegliare e controllare

Balzato agli onori della cronaca negli ultimi anni specialmente per la PA, il problema dei dipendenti assenteisti colpisce in maniera massiccia anche il settore Privato, con ripercussioni dannose su tutto il personale.

Il problema dei dipendenti assenteisti coinvolge molteplici fattori all’interno dell’azienda, tra i quali alla fine il danno provocato dal comportamento scorretto del singolo dipendente incide soltanto in maniera parziale.

Il pericolo maggiore per un’azienda consiste soprattutto nell’”effetto contagio” che un tal comportamento può generare tra i colleghi di lavoro. Al di là dell’emulazione, il primo effetto nefasto per l’azienda consiste quasi sempre nella perdita di produttività di tutti i dipendenti.

La mancata sanzione a carico di un dipendente scorretto inclina fortemente il clima di lavoro e il rispetto e la fiducia che gli stessi lavoratori corretti nutrono verso i vertici aziendali.  Detto in altri termini, le furbizie di un solo soggetto spesso generano fastidiosi “mal di pancia” di interi reparti.

Gli indizi più comuni e l’accertamento delle prove

Quasi sempre la conoscenza di questi fenomeni è la cosa più semplice da reperire; il vociferare dei colleghi, o altri elementi tipici messi in pratica dai dipendenti assenteisti sono, il più delle volte, facilmente rintracciabili dagli stessi Direttori e Quadri del personale.

I casi più comuni vedono spesso una coincidenza o una certa periodicità dei permessi di malattia, così come la stessa natura del malessere spesso è già indice di dubbio.

Lasciando fermo il punto sul diritto del lavoratore di poter godere dei permessi di malattia, in genere si assiste ad una certa uniformità di diagnosi per i dipendenti assenteisti; quando la natura sintomatica del malessere è incerta o di difficile diagnosi, i medici tendono a favorire (giustamente) la sintomatologia dei pazienti; ed è su queste incerte situazioni cliniche che a volte i dipendenti assenteisti credono di poter esercitare la loro furbizia.

Questo genere di comportamenti decreta il decadimento del vincolo fiduciario tra le parti contraenti del contratto di lavoro, dando via libera ad un licenziamento che in questi casi non prevede né preavviso né risarcimento al lavoratore. Tuttavia, arrivare dinanzi al giudice con tali premesse non è affatto semplice per un’azienda.

Decadenza del vincolo di mandato e licenziamento per giusta causa

Quello che appare estremamente difficile per un datore di lavoro, consiste tuttavia nell’individuare il danno per dolo che il dipendente scorretto esercita sull’azienda; l’assenza dal lavoro infatti non costituisce quasi mai motivo capace per soddisfare un licenziamento per giusta causa.

Bisogna allora ricorrere a strategie di tutela aziendale che possano risolvere il problema dei dipendenti assenteisti accertando e certificando la prova di un’eventuale simulazione di malattia, dell’abuso dei permessi di assistenza o addirittura di concorrenza sleale.

Per reperire queste prove le aziende possono rivolgersi all’agenzia di investigazioni InTeSe, specializzata e opportunamente preparata per fornire tutte le prove necessarie a dimostrare un licenziamento per giusta causa.

Attraverso l’indagine statica di tutte la documentazione aziendale (cartellino, permessi e certificati del dipendente) e attraverso l’investigazione dinamica, gli investigatori potranno fornire un documentazione fotografica o video con la quale il datore di lavoro potrà impugnare la decadenza del vincolo di fiducia del lavoratore e ottenere dal giudice una sentenza di licenziamento per giusta causa.

 

 

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