Vita di un vigilante: dal cinema alla letteratura

Il genere poliziesco è sempre stato uno dei più amati dal pubblico e largamente utilizzato nel cinema e nella letteratura, tratteggiando la figura del vigilante che si muove tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è lecito.

Dapprima fu la fortuna di un genere letterario, che prende il nome dal colore delle copertine che utilizzava una nota casa editrice. I romanzi gialli hanno tenuto con il fiato sospeso intere generazioni di lettori, sin dalla fine dell’Ottocento, continuando poi la fortuna e il successo di pubblico anche nel cinema.

Ma se i personaggi della letteratura erano tratteggiati da complessi profili psicologici, la figura del vigilante, del poliziotto e del detective al cinema si arma di avventura e di azione, creando un nuovo genere: i film polizieschi.

Giallo, thriller, poliziesco e commedia all’italiana

I volti e i nomi dei protagonisti di entrambi i generi sono ben noti al grande pubblico, segno che la vita dell’ispettore, del poliziotto e del vigilante riesce sempre a costruire una trama ben architettata, inserendo personaggi che ricalcano, a loro modo, le antiche gesta degli eroi mitologici.

La lotta tra il bene e il male trova talvolta in questi personaggi inaudite arguzie o una moralità ambigua, non sempre perfettamente coerente alla legge, ma tutto è sempre deciso dal trionfo del bene su ogni cosa, ad ogni costo.

Ecco allora stagliarsi la figura eroica dell’ispettore Callaghan, indubbiamente il più noto tra i polizieschi, che detta il bene come un cavaliere in un mondo da far west, o personaggi che fanno dell’intelligenza il loro tratto distintivo: l’inglese Sherlock Holmes su tutti.

In casa nostra la tradizione dei film polizieschi è prevalentemente degli anni Settanta, prima che la grande narrazione imponesse di leggere lo scontro tra il bene e il male su altri registri (almeno dalla serie degli anni ‘80 “La Piovra” in avanti), trovando nella fortunatissima serie del Commissario Montalbano un’eccezione più unica che rara.

Ma non c’è dubbio che la figura del vigilante, e dunque della “guardia” in senso più ampio, ha trovato in passato proprio nel cinema italiano uno degli affreschi più veri e sinceri per raccontare il Paese degli anni cinquanta, con Totò e Aldo Fabrizi in “Guardie e ladri”.

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